IL CASTELLO DI GLAMIS
La storia del castello risale almeno al 14 ° secolo nel villaggio di Glamis, in Scozia.
Il castello e le terre circostanti, oggi appartenenti ai conti Strathmore e Kinghorne, hanno una storia molto antica. Nei pressi del Castello di Glamis, infatti, sono stati rinvenuti reperti preistorici, ad esempio la pietra pitta conosciuta come Eassie Stone.
Nel 1376 re Roberto II di Scozia (il primo dei Re Stuart) concesse la tenuta di Glamis a John Lyon, Lord Glamis, che ricostruì una casa fortificata esistente sull’attuale sito.
Probabilmente, al tempo di questa prima concessione, il castello era soltanto una riserva reale di caccia.
Secondo la leggenda, ancora prima della sua costruzione, furono proprio le sue terre a fare da teatro all’assassinio di re Malcolm II, nel 1034.
Il sovrano scozzese, fatto a pezzi dai suoi carnefici, è uno dei protagonisti delle storie più macabre che riguardano il castello.
Pare che il suo sangue abbia formato sul pavimento un’enorme macchia, ancora oggi perfettamente visibile.
Oscar Wilde si ispirò a questa vicenda, per il particolare della macchia indelebile, ne “Il Fantasma di Canterville“.
Le storie macabre di sangue di Glamis Castle, però, non finiscono qui.
Nel 1540, Lady Janet Douglas, una vedova nobildonna scozzese fu accusata di tentato omicidio, che fu giustiziata tramite il rogo durante il regno di Giacomo V di Scozia. Janet fu accusata di aver tentato di avvelenare Giacomo V, implicato da un corteggiatore respinto. Giacomo odiava la famiglia Douglas e giurò vendetta dopo i maltrattamenti subiti dal suo patrigno Archibald Douglas.
Una delle più famose leggende del castello di Glamis, lo collegano al cosiddetto mostro di Glamis, un ragazzo deforme che sarebbe nato nella famiglia stessa. Secondo la storia, l’individuo sarebbe stato tenuto prigioniero nella rocca a causa delle sue malformazioni e, per nasconderlo, venne murato vivo in una stanza segreta
Ad ogni modo all’inizio il nuovo castello di Lord Glamis era una semplice casa a torre con struttura ad L.
Ed è questo edificio del XIV secolo che costituisce ancora il nucleo dell’attuale castello.
Nel corso dei secoli, il castello di Glamis è stato notevolmente ampliato e ristrutturato, in particolare durante il XVIII e XIX secolo.
L’ISOLA DI POVEGLIA
L’isola di Poveglia è uno dei posti infestati più conosciuti in Italia. Essa si trova a sud di Venezia lungo il canal Orfano, nel tratto di laguna tra la Serenissima e il porto di Malamocco. Oggi non è aperta al pubblico, ed è vietato andare lì.
Nonostante il suo stato di degrado, di tanto in tanto Poveglia viene frequentata da persone attirate dalle varie leggende che la circondano, legate presumibilmente all’idea che in passato il destino di chi ci andava era quello di morire. Infatti, Una delle leggende sull’isola dice che durante la peste nera vi furono bruciate e gettate nelle fosse comuni migliaia di persone, per impedire la diffusione dei contagi. Ancora oggi se si visita l’isola è possibile trovare migliaia di ossa umane.
Nel 1922 venne eretto un misterioso edificio la cui funzione è ancora avvolta nell’ombra. Anche se dagli archivi risultava una tranquilla casa di risposo per anziani, la scritta che si legge ancora oggi sulle pareti d’ingresso dell’edificio non mente: “reparto psichiatria”.
C’è una storia secondo cui un funzionario dell’ospedale si suicidò gettandosi dalla torre campanaria dell’edificio perché costretto da alcuni spiriti e ci sono quelle sulle presunte sperimentazioni dei medici sui loro pazienti. Dai registri dell’epoca e soprattutto dalle richieste di trasferimento in altri ospedali, sembra, infatti, che i malati ricoverati nell’ospedale venissero perseguitati e tormentati dalle anime dei morti di peste. Essendo considerati come malati di mente, i loro racconti non vennero mai presi in considerazione e anzi, divennero probabilmente pretesto per sottoporli a sadiche sedute ed esperimenti. La leggenda continua e coinvolge anche il suo direttore, che si dice sottoponesse i pazienti alla crudele pratica della lobotomia.
Spesso, su Internet, Poveglia è chiamata “l’isola dei fantasmi” ed è descritta come uno dei posti più “infestati di spettri” al mondo. Tante le testimonianze di voci, lamenti e apparizioni nel luogo, tra cui una giornalista che sostiene di essere stata posseduta mentre girava un servizio sull’isola.
L’ISOLA DELLE BAMBOLE
Quest’isola, che si trova a sud della Città del Messico, è nota soprattutto per la presenza di oltre 2500 bambole di varie dimensioni, molte delle quali prive di uno o più parti del corpo e in pessime condizioni, appese ad alberi e travi. Sembra infatti che le bambole custodiscano lo spirito di una bambina morta proprio presso la laguna che circonda l’isola stessa. Don Julian Santana Barrera, un contadino che, sul finire degli anni ’50, abbandonò moglie e figlia per ritirarsi a vivere da eremita sull’isola. L’uomo vide che la bimba stava per affogare e, nonostante i suoi tentativi, non riuscì a salvarla. In verità c’è chi pensa che la tragedia non sia mai avvenuta realmente e sia stata soltanto immaginata dalla mente malata di Santana, il quale negli anni arrivò ad isolarsi sempre più e a creare questo luogo.
Che la bambina sia esistita veramente o meno, la realtà tende sempre a cedere il passo alla leggenda: alcuni giorno dopo la presunta tragedia, Santana recuperò dalle acque della laguna proprio una bambola e pensò appartenesse alla defunta, quindi la legò ad un albero come forma di rispetto. La solitudine e la paranoia dell’uomo crebbero a dismisura, tanto che egli si sentiva perseguitato da quella presenza, convinto che lo spirito della bimba aleggiasse proprio nella bambola.
Iniziò la sua collezione, o meglio, la sua ossessione: bambole di ogni misura e fattura, deformi e mutilate, recuperate dalla spazzatura o dragate dal canale, furono legate così com’erano, senza essere aggiustate o pulite. Le dicerie arrivarono persino ad affermare che l’uomo coltivasse i suoi prodotti per nutrirle, ma un giorno avvenne un fatto che contribuì ulteriormente a rafforzare la fama maledetta di questo luogo.
Una mattina Santana si recò a pesca con il nipote Anastasio Santana Velasco, che riferì come quel giorno lo zio si sentisse chiamato da una presenza maligna che voleva portarlo con sé. Il giovane non diede peso alle sensazioni raccontate dallo zio e si recò a sbrigare le sue faccende quotidiane ma, quando tornò, trovò il suo corpo senza vita, annegato esattamente nello stesso punto in cui anche la bimba sarebbe morta.
Il decesso dell’uomo, questa volta verificato, ha trasformato quello che era ritenuto il luogo di ritiro di un pazzo in una macabra attrazione turistica, tanto che i visitatori stessi iniziarono a portare altre bambole sull’isola.
CASTELLO DI FRANKENSTEIN
Tutti conosciamo l’omonimo romanzo di Frankenstein, scritto dalla famosa scrittrice Mary Shelley. Esiste un castello risalente al 1225 e si trova nella città tedesca di Darmstad, nel Odenwald a trenta chilometri da Francoforte ed è appartenuto alla casata dei Frankenstein.
Tuttavia, a ispirare Mary fu la figura di Johann Konrad Dippel, un medico alchimista nato nel 1673 che faceva macabri esperimenti, rubando cadaveri e tentando di riportarli in vita con una pozione, con cui anche esso ne fu vittima nel 1734 cercando di diventare immortale.
Si pensa che il suo fantasma infesti questo castello, di cui ne sono rimaste poche cose. molto visitato d’inverno perché si dice che tra Natale e Capodanno si siede sul tetto di quella che un tempo era la cappella. Alcuni registrano di aver registrato voci e suoni di origine ultraterrena, attribuiti agli spiriti inquieti che infestano il castello. Inoltre, in una zona della foresta vicina al castello, le bussole non funzionano correttamente a causa di formazioni di pietre magnetiche di origine naturale. Normalmente, questi malfunzionamenti vengono attribuiti ai fantasmi e ad altre presenze oscure.

Creato da Michela Franco