1) Si può presentare per i docenti e gli studenti che non la conoscono.
Sì. Sono Paola Colacicchi e insegno lingua e letteratura Inglese qui al Liceo Livi.
2) Lei ha studiato all’estero. Come viveva la scuola da studente? Ci racconti la sua esperienza.
Ho viaggiato in molti continenti e paesi, anche con situazioni difficili. Sono stata in Lussemburgo, in medio oriente e in estremo oriente.
Ho frequentato poco la scuola italiana, durante due anni di elementari e l’ultimo anno e mezzo di superiori: Mi sono ritrovata a visitare altri paesi perché mio padre per lavoro viaggiava molto e quindi capisco bene quali sono le difficoltà degli studenti che vengono qui e non conoscono l’italiano, anche se a me venivano dati solo pochi mesi per imparare la lingua.
trovo che la cosa fosse un pochino ingiusta: Quando avevo nove anni e arrivai in Lussemburgo, un paese francofono, non conoscevo il francese ed ebbi pochissimi mesi per imparare la lingua, mentre i vostri compagni sinofoni oppure che vengono dal medio o dall’estremo oriente hanno qui molte chance che spesso non prendono in considerazione ed è un peccato perché questa scuola è molto accogliente.
-Ma allora come ha affrontato l’esame di stato in Italia?-
Ho vissuto di rendita per molte materie, segno che le scuole all’estero erano più dure, tranne che per le discipline che non avevo mai toccato: Non sapevo assolutamente niente di Letteratura Italiana o di Filosofia o di Storia dell’arte.
Sono tutte discipline che ho dovuto studiare da zero, preoccupandomi anche di ciò che era stato fatto prima per poter affrontare l’esame di maturità.
3) Quali differenze ci sono fra le scuole Italiane e quelle all’estero? Dove si trovava meglio?
Allora, le differenze fra le scuole Italiane e quelle Europee risiedono soprattutto nelle strutture: Io sono stata in scuole con delle bellissime piscine, con dei campi coperti per qualsiasi tipo di sport, con delle mense attrezzatissime, con delle sale studenti, le chiamavamo aule zero, dove c’erano divani e si poteva sentire musica.
Anche i professori avevano tutta una serie di accorgimenti positivi che qui in Italia purtroppo non abbiamo.
E’ complicato dire dove stavo meglio: Ci sono lati positivi e negativi in entrambe le situazioni.
4) Se potesse dare un consiglio alla sua se stessa studente, quale sarebbe?
Forse le consiglierei di studiare un pochino di più il Tedesco o la matematica.
Ho smesso di comprendere la matematica quando sono arrivata in Lussemburgo, perché ero abituata al nostro modo di apprenderla mentre lì si insegnava insiemistica. Ho avuto grosse difficoltà ad affrontare lo studio delle materie scientifiche con tutte le lingue nuove che ho dovuto affrontare.
5) La conoscenza dell’inglese è stata utile all’estero?
E’ stata fondamentale, bisogna però ricordarsi che io sono fondamentalmente un’insegnante di Francese e ho optato per l’Inglese per motivi lavorativi: Il Francese è la mia lingua del cuore. Ovviamente l’Inglese è assolutamente necessario: in gran parte del mondo senza di esso non si va molto lontano.
6) Qual è la cosa più bella che la conoscenza dell’Inglese o del Francese possono dare? Quando è che ha cominciato a interessarsi alle lingue?
Non mi sono interessata subito alle lingue, è stata un’imposizione per poter affrontare lo studio e le relazioni con le persone, non avevo alternative.
E’ stato molto difficile raggiungere in pochissimo tempo i miei compagni di classe che avevano livelli molto alti: in Lussemburgo quando sono arrivata loro ne parlavano tre o quattro di lingue.
E’ stato un obbligo che però mi ha permesso di aprirmi al mondo, ad abitudini diverse, a modi di interagire diversi, a comprendere che la visione del mondo non è quella che si ha ma è quella che hanno anche gli altri: Attraverso le lingue si può talvolta arrivare alla pace perché si trova un compromesso tra due opinioni diverse.
7) Cos’altro, oltre all’Inglese, suscita il suo interesse?
Molte cose suscitano il mio interesse oltre all’Inglese: Innanzitutto la lingua Francese, l’archeologia e ora anche tutti i file desecretati dal governo Americano sulla presenza degli ufo. Ho interessi che variano molto gli uni dagli altri.
8) Come cerca di trasmettere agli studenti la passione per la sua materia?
Cerco di trasmettere agli studenti la passione per la mia materia facendogli capire che poter comprendere una società attraverso la sua storia, la sua lingua e la sua cultura è qualcosa di fondamentale per vivere in un mondo il più pacifico possibile, e che fino a quando si riconoscono le differenze degli uni e degli altri si può sempre arrivare ad un compromesso.
Non è detto che io riesca a trasmettere la passione che ho per la mia materia, però devo dire che ho sempre fatto del mio meglio e che ho sempre riscontrato discreti successi, anche se non sempre.
9) Cos’è che è più difficile trasmettere loro?
Forse che è un impegno continuo e fondamentale per raggiungere gli obiettivi.
Gli studenti che fanno sport ad alti livelli sono tra i migliori, comprendono meglio degli altri quanto uno studio costante possa far raggiungere degli obiettivi alti e positivi.
Di solito invece il discorso del rispetto reciproco è qualcosa che i miei studenti comprendono quasi immediatamente.
10) E’ difficile entrare in relazione con gli studenti?
Non è difficile, diciamo che il gap generazionale non aiuta.
Io ho superato i sessant’anni e c’è una distanza ampia fra me e una generazione di adolescenti, però credo che le difficoltà che i giovani affrontano siano più o meno sempre le stesse.
I giovani di oggi, contrariamente a quelli della mia generazione o delle generazioni che sono venute dopo la mia, hanno il problema dei social: Credo che non aiutino gli studenti ad entrare in relazione fra loro e a comprendere quanto sia importante una relazione con i loro docenti basata sulla trasparenza e il rispetto.
11) Come mai ha scelto di diventare insegnante? Qualcuno l’ha ispirata a farlo?
Non ho veramente scelto di fare l’insegnante, ho iniziato senza sapere a che cosa andavo incontro e per mia sfortuna ho scoperto che era un mestiere che mi riusciva molto bene e che inoltre mi piaceva moltissimo.
Il problema è che oggigiorno la società Italiana non riconosce più ai docenti il loro ruolo, che viene messo continuamente in discussione. Ma penso ancora, malgrado i salari siano molto bassi, che questo è il lavoro più bello del mondo.
12) Da quanto tempo insegna?
Ormai ho detto quanti anni ho: Insegno dal 1990.
Ho quindi potuto vedere come la scuola si è sviluppata, purtroppo non in meglio, come le generazioni sono cambiate, quali fragilità i giovani hanno sviluppato. Purtroppo non si può da docente aiutarli sotto questi punti di vista, è veramente difficile.
13) Se non fosse diventata insegnante quale carriera avrebbe scelto?
Quando ero molto giovane avrei voluto fare l’archeologa, ma quando mi sono resa conto che avrei dovuto affrontare, oltre allo studio delle lingue europee che erano già molte di per sé, lo studio del latino e anche del greco antico, ho optato per quello che oggi in Italia si definirebbe un linguistico ESABAC.
Un altro mestiere che quando ero molto giovane pensavo che avrei potuto svolgere era quello di essere una dipendente del ministero degli affari esteri e quindi continuare a viaggiare per lavoro. La vita mi ha fatto comprendere che non era la cosa giusta per me.
14) Quali sono i lati positivi e negativi del suo lavoro?
Il lato positivo più importante è l’interazione con le persone, che siano studenti o colleghi con cui si cerca di avere un confronto.
Gli aspetti negativi sono molti, veramente molti, perché purtroppo in questo paese noi docenti non siamo più riconosciuti come una parte importante della società, quando invece cresciamo i figli di tutti e insegnamo loro a diventare degli adulti consapevoli, con dei valori che spero reggano una società migliore di quella attuale.
15) C’è qualcosa che consiglierebbe a qualcuno che è appena entrato nel mondo dell’insegnamento, o che avrebbe voluto sapere prima di cominciare?
Avrei voluto sapere che avrei dovuto aspettare dieci anni prima di fare un concorso, avrei voluto sapere che è un lavoro bellissimo ma retribuito molto poco, anche rispetto all’impegno che almeno io cerco di metterci.
Ai nuovi che si approcciano all’insegnamento credo di avere poco da dire perché sono già digitalizzati, quindi dare consigli anche dovuti all’esperienza è una cosa difficile.
Io penso che chi inizia questo mestiere debba rendersi conto di quanto sia importante il suo ruolo a prescindere dal fatto che la società non lo riconosca, e magari fare qualcosa per questo.
16) Quanto pensa che possano aiutare il confronto e la collaborazione con i colleghi nel suo lavoro?
Come in tutti i mestieri, è fondamentale, se basata sul rispetto altrui. Non sono una santa, quindi non posso dire di rispettare tutte le persone con cui mi trovo a dover interagire, però faccio uno sforzo.
Il confronto è fondamentale perché come ho detto prima si è su due opinioni diverse e bisogna cercare di arrivare ad una soluzione. Le soluzioni si ottengono con il compromesso. Quando lo devo spiegare ai miei alunni racconto quello che ha detto uno dei più famosi scrittori Israeliani Ebrei, Amos Oz, che ha scritto un piccolo libro che credo sia risultato in una sua conferenza in cui parla del compromesso e parla anche delle grandi situazioni problematiche perché è intitolato “Contro il fanatismo”.
La collaborazione è necessaria. Io sono una persona sempre molto disponibile nei confronti di coloro che arrivano in questo istituto, perché fondamentalmente quando mi sono ritrovata ad entrare in scuole nuove, nessuno si è mai preoccupato di darmi una mano.
17) Qual è l’esperienza vissuta in ambito lavorativo che ricorda con più affetto?
Sono molte, come esami di maturità difficili che poi si sono risolti con un happy ending, viaggi importanti con l’ESABAC, gite svolte proprio all’inizio della mia carriera lavorativa, in cui ero poco più che venticinquenne e accompagnavo ragazzi per la prima volta. E’ stato difficile affrontare l’enorme responsabilità che ricade su noi docenti, che abbiamo in mano i figli degli altri.
Mi sono piaciuti molto e ho vissuto con affetto tutti i momenti di scambio con studenti che sono venuti dall’estero e i racconti che i miei studenti hanno fatto tornati da paesi lontani.
18) Qual è invece l’esperienza di lavoro più difficile o faticosa che ha vissuto?
Ci sono stati momenti di attrito molto difficili, ad esempio durante gli esami di maturità e situazioni in cui mi sono ritrovata, per tutelare i miei studenti, a dover chiamare ispettori del ministero, ed ero giovane.
Mi sono trovata in situazioni veramente complicate e di cui non vorrei parlare in questa occasione che mi hanno tolto il sonno.
19) C’è qualcosa in particolare che vorrebbe dire per concludere?
Vorrei dire che questo lavoro è bellissimo perché mi fa incontrare persone speciali come te, e voglio che questo sia messo sull’articolo che andrai a scrivere, e perché con alcuni studenti il rapporto non termina con la fine degli esami di stato ma continua: Sono andata con una mia collega ed una mia ex alunna ad una cena e in quell’occasione questa ragazza ci ha invitate al suo matrimonio. Queste sono cose che scaldano il cuore perché significa che abbiamo lasciato una traccia, di qualsiasi tipo essa sia, nella vita di un’altra persona e questo ai miei occhi è importantissimo.