1. Cosa l’ha spinta a scegliere questa professione?
Inizialmente era quello che non volevo fare, avrei voluto fare tutto fuorché l’insegnante. Poi dopo mi sono lanciata nel preparare un concorso e ne ho fatti due; ho cominciato con le supplenze, mi sono appassionata e quindi mi è piaciuto. Però non era la professione che avrei voluto fare, non l’ho scelta perché volevo fare quello, ma è stata una scelta che è maturata piano piano. Poi mi sono appassionata agli studenti, alla lingua, all’insegnamento e quindi ho continuato.
2. Cosa voleva fare all’inizio?
Inizialmente mi sarebbe piaciuto andare a vivere a Londra, perché mi sono laureata in inglese e poi ho aggiunto il francese per completare. Però il mio primo amore era l’inglese ed è tutt’ora l’inglese. Avrei voluto fare un’esperienza a Londra ed ero sul punto di partire, ma per questioni familiari non ho potuto. Ho continuato poi la preparazione del concorso, che è durata molto tempo, e poi ho fatto un po’ di precariato, come la maggior parte degli insegnanti, a meno che non si vinca il posto subito. Però c’è tempo durante il precariato per valutare veramente se è il lavoro che uno può fare o meno, perché poi è senza dubbio difficile come lavoro.
3. Che liceo ha fatto? Quando era studentessa quali erano le sue materie preferite?
Ho fatto il liceo linguistico, quando non era ancora una scuola statale, quindi esisteva solo come scuola privata. Facevo inglese, francese e spagnolo.
Ho frequentato un buon liceo linguistico, dove venivano tante insegnanti da Napoli in provincia. Si facevano molte più ore di lingua, si studiavano anche alcune materie diverse.
C’era anche la divisa, ogni anno si facevano i viaggi. Il primo viaggio l’abbiamo fatto a Londra. Eravamo in prima, un viaggio in aereo di una settimana. Quell’amore lì si è proprio consolidato nel cuore. Al liceo, la mia materia preferita era l’inglese, mentre il francese era veramente tra le ultime… È stato un rapporto veramente travagliato. In generale mi piacevano le lingue straniere. Mi piacevano anche italiano, educazione fisica.-
4. C’è una frase detta da un suo alunno che le è rimasta impressa?
Un’alunna, qualche anno fa, dopo non molto tempo che si era diplomata, mi ha ringraziato perché avevamo fatto insieme un lavoro su un libro chiamato Il razzismo spiegato a mia figlia, di un autore francofono. In quell’occasione abbiamo parlato del rispetto per la diversità, l’importanza di capire le differenze culturali, poi lei mi aveva detto che aveva incontrato nuovamente questa tematica nel contesto professionale e così si era ricordata del lavoro fatto insieme. Non erano insegnamenti miei, ma avevano veicolato questo tipo di valori e lei aveva trovato questo arricchimento che poi si è consolidato nella sua esperienza.

5. Ci racconti di una gita divertente fatta con gli studenti
Io non ho accompagnato in tante gite, perché avendo i bambini piccoli e il marito che si spostava spesso per lavoro, non potevo partire.
Quando ho iniziato ad accompagnare, ho fatto delle esperienze, La più divertente è stata quella in cui ho portato una quarta a Nizza per un soggiorno linguistico. In quell’occasione, però, gli studenti invece di frequentare il corso a scuola la mattina, hanno fatto un’esperienza di PCTO, di alternanza scuola-lavoro: sono andati in alcuni alberghi e in diversi negozi, hanno fatto proprio l’esperienza lavorativa.
E quindi, diciamo che lì è stato divertente perché, intanto, hanno assaporato una maggiore libertà e autonomia negli spostamenti. Poi, le mattine andavano nei negozi o nelle attività turistiche dove erano stati collocati, per controllare e per parlare con i gestori e vedere come si comportavano. Questa era una classe che io ho avuto dalla prima, con la quale ci siamo divertiti tantissimo, perché era molto vivace.
Una cosa carina è che durante quella settimana era il compleanno di uno studente. I compagni comprarono la torta e anche io portai qualcosa. Andammo sulla spiaggia sul lungomare di Nizza, sulla Promenade des Anglais, e abbiamo festeggiato il diciottesimo compleanno di questo ragazzo.
Noi siamo andati 2 o 3 anni fa ed è stato molto divertente, anche perché era una classe che ho avuto fino alla quinta. Come dicevo, non ho accompagnato in tantissime gite, ma quella è stata singolare perché ero la tutor di PCTO di questi ragazzi. Quindi, prima abbiamo scritto il curriculum vitae in francese e abbiamo dovuto fare la lettre de motivation in francese: è stato impegnativo, ma divertente. E credo che loro si siano divertiti. Alla fine, nelle gite ci si diverte sempre, però quella è stata singolare rispetto alle altre.
6. Prova senso di colpa a mettere brutti voti agli studenti?
Più che senso di colpa, mi dispiace. È un dispiacere perché comunque per me non è una soddisfazione.
Per l’insegnante, per me, mettere un voto alto (un sette, un otto o anche un dieci) è una soddisfazione, perché è come se uno trovasse un riscontro rispetto al lavoro che ha svolto.
Vedo che gli studenti si impegnano, ma poi purtroppo non riescono a rendere durante le verifiche o le interrogazioni per quanto abbiano studiato, quindi mi dispiace molto, ma non credo di provare del vero e proprio senso di colpa.
Cerco di far capire allo studente che non metto in dubbio che abbia studiato, ma forse il problema è il metodo di studio, fatto più difficile da comprendere per lo studente.
Provo dispiacere perché anch’io sono stata studentessa e ho avuto qualche quattro, ma alla fine sono anche esperienze che servono per crescere… poi se uno non li prende tanto meglio.
7. Ci sono dei momenti in cui si sente giudicata dai suoi studenti?
Sì, ma più che giudicata mi vorrei sentire di più valutata perché il giudizio implica un atteggiamento diverso, invece quando si valuta è una critica, però costruttiva.
Quindi se gli studenti mettono avanti una critica o comunque chiedono un chiarimento o una spiegazione, li accetto molto volentieri.
Anzi, vorrei essere valutata dagli studenti come insegnante ma anche da altri enti che valutano. Effettivamente nessuno ci dice se facciamo bene o se facciamo male… poi bisogna sempre modulare il modo di insegnare rispetto alle persone che ci troviamo di fronte, però di fronte a una classe ci vorrebbero 20 metodi. Purtroppo questo non si può fare. Nel giudicare se c’è un approccio positivo a me fa molto piacere, se non c’è, pazienza.
Come insegnante provo a fare il meglio che mi riesce, però è possibile che si venga giudicati fa parte del gioco di ruolo.
8. Nel suo tempo libero cosa fa?
Nel mio tempo libero leggo le notizie, soprattutto sull’attualità, per tenermi informata e per riuscire a rispondere alle domande degli alunni. Se posso, guardo le partite di tennis, perché è una mia passione. Se avessi più tempo libero, farei più puzzle di quelli che ho fatto, perché è un’attività rilassante e mi piace moltissimo. Poi mi piace tanto ascoltare la musica, nella mia gioventù l’ho ascoltata tantissima, infatti ora ho una sensibilità all’orecchio e per questo non posso mettere gli auricolari, ma continuo ad ascoltarla.
9. Com’è stata la sua esperienza dell’esame di maturità?
Non mi ricordo tantissimo, forse perché l’ho rimosso, ma mi ricordo soprattutto il giorno prima perché ero a ripassare inglese. Quando abbiamo fatto l’esame noi, c’era quasi tutta la commissione di esterni e un unico insegnante interno.Mi ricordo che uscì filosofia e ci siamo dovute immolare io e qualcun’altra ,perchè qualcuno doveva portare questa materia. Mi ricordo la difficoltà di dover esporre una materia che al linguistico si faceva, anche in modo marginale, inoltre avevamo un insegnante che diceva che non era la sua materia, quindi prima doveva studiarla lui.
Mi ricordo, però, che era un insegnante valoroso,era un assistente sociale.
All’esame c’era questo presidente che mi chiese cosa volessi fare e io allora volevo fare il controllore di volo e lui mi disse che ero una donna radar,infatti era un po particolare.
Inoltre il presidente della commissione mi disse che lei sarà una brava insegnante e una brava madre e avrà una vita felice in questo senso. Queste erano tutte cose che io non avrei mai voluto e non rientravano nei miei progetti, invece effettivamente è stato così. Alla fine ho avuto dei figli e ho fatto l’insegnante, ma mi ricordo che era l’ultimo mestiere che avrei voluto fare.
10. Può dare un consiglio ai maturandi di quest’anno?
Per quanto riguarda lo studio, consiglio di studiare volta a volta e poi lavorare sul suo punto debole per fare si che non determini una prestazione poco soddisfacente. Ognuno di voi dovrebbe sapere il proprio metodo di studio e quindi di conseguenza i punti di forza e quelli di debolezza,che andrebbero rafforzati.Gli studenti dovrebbero trovare un equilibrio tra studio e tempo libero,perchè anche quello è necessario. Quindi l’unico consiglio che posso dare è di lavorare sui vostri punti, sia quelli di forza sia quelli di debolezza.
Possiamo considerarlo come un suggerimento tanto sono consapevole che nessuno segue i consigli, anche io non l’ho fatto quando avevo la vostra età.
Intervista a cura di Serena Zhang, Marinella Montagni, Yasmine Cortese Fadli e Anna Dai
