OLIMPIADI DI PATTINAGGIO 2022: il crollo di Trusova e la disfatta di Valieva

Olimpiadi 2026

Nel 2026 ci saranno le Olimpiadi invernali a Milano-Cortina, occasione in cui sarà possibile vedere sport invernali su ghiaccio o neve. In occasione di questo evento imminente, abbiamo pensato di scrivere un articolo su quello che è successo nell’edizione scorsa, concentrandoci soprattutto sul pattinaggio artistico femminile.

Pattinaggio artistico su ghiaccio

Il pattinaggio artistico su ghiaccio, oppure pattinaggio di figura, è uno sport bellissimo che regala grandi emozioni a coloro che assistono alle performance dei pattinatori. Può essere praticato individualmente (diviso in maschile e femminile), a coppie (di danza o artistico) oppure di squadra. 

Nelle competizioni vengono eseguiti due programmi: quello corto, della durata massima di 2 minuti e 30 secondi, e quello lungo o libero, di circa 4 minuti. Ogni programma prevede delle figure obbligatorie da eseguire stabilite dall’ISU Judging System, il sistema di giudizio applicato alla disciplina del pattinaggio.

L’edizione 2022 delle Olimpiadi di pattinaggio artistico femminile sarà ricordata per sempre, ma non necessariamente per ragioni positive: infatti, è nota per essere stata una delle più controverse e strazianti, eguagliata forse solo dalle Olimpiadi 2014, occasione in cui Yuna Kim perse l’oro, arrivando al secondo posto per, a parere di molti, la corruzione della giuria.

Immagine di pattini sul ghiaccio.
Pattinaggio artistico su ghiaccio

Olimpiadi 2022

Olimpiadi 2022

Le protagoniste della storia di oggi sono tre: Kamila Valieva, Alexandra Trusova e Anna Ščerbakova. Sono tutte e tre pattinatrici russe che si allenano sotto la guida di Ėteri Tutberidze, famosa per essere stata l’allenatrice della più giovane campionessa di pattinaggio degli europei della storia, Julija Lipnickaja.

Quando prendono parte a questo evento sportivo, Kamila ha solo 15 anni, mentre la Trusova e la Ščerbakova sono entrambe diciassettenni. La loro giovane età non è un caso, poiché l’allenatrice Eteri è famosa per riuscire a trasformare ragazze giovanissime, certe volte addirittura delle bambine, in delle campionesse di pattinaggio. 

Nonostante tutto ciò possa apparire straordinario, queste ragazze non sono altro che delle stelle cadenti: belle, intense, ma effimere. I metodi usati da Eteri per allenare queste ragazze vengono spesso giudicati troppo severi, a causa della pressione psicologica esercitata sulle sue atleta per spingerle al limite, mentale e fisico. La maggior parte delle sue campionesse olimpiche si sono infatti ritirate a causa di esaurimenti nervosi o infortuni invalidanti, spesso prima ancora di compiere 19 anni.

Kamila Valieva è campionessa dei Mondiali juniores e ha stabilito punteggi record sia nei programmi corti che in quelli liberi. Più volte la critica l’ha definita la migliore pattinatrice del suo tempo e inizialmente era considerata la favorita di questi giochi olimpici.

Alexandra Trusova è bronzo nei Campionati Mondiali di Pattinaggio di Figura 2021 e anche ai Campionati europei 2021. Tra i numerosi soprannomi che le sono stati affibbiati nel tempo, il più celebre è ‘Quad Queen’. L’atleta si è guadagnata questo titolo perché la sua specialità sono proprio i quad, salti in cui è richiesto fare quattro rotazioni, i più complessi da eseguire. È stata la prima pattinatrice donna a completare i salti quadrupli lutz, flip e toe in gara.

Anna Ščerbakova è una pattinatrice artistica su ghiaccio russa, specializzata nel singolo. È la campionessa olimpica 2022, la campionessa mondiale 2021, la campionessa europea 2022 e la campionessa nazionale nelle stagioni 2019, 2020 e 2021. Ha vinto inoltre un argento ai campionati europei (2020) e un argento alla finale del Grand Prix (2019). È stata la seconda pattinatrice al mondo a completare un quadruplo lutz in una competizione ufficiale. 

Le Olimpiadi 2022 si sono svolte dal 4 al 20 febbraio, in Cina, a Pechino. Il 15 febbraio si è svolto il programma corto femminile e il 17 si è svolto il programma di pattinaggio femminile libero. Il 6 e il 7 febbraio si sono tenute le gare per l’evento di squadra di pattinaggio femminile, in cui ha partecipato Kamila Valieva, una delle protagonista, rappresentando il Comitato Olimpico Russo.

Nell’evento a squadre un uomo, una donna, una coppia di danza e una di artistico devono presentare il loro programma corto, allo scopo di accumulare più punti possibili per la squadra che corrisponde alla propria nazione. I punteggi di ogni performance vengono sommati e a vincere è il paese con il punteggio totale più alto. Ad ottenere il risultato migliore, classificandosi primo, è il Comitato Olimpico Russo, ma purtroppo la gioia della vittoria durerà solo per poco.

La giovane atleta Kamila Valieva parve infatti risultare positiva ad alcuni test antidoping fatti a dicembre; i risultati erano arrivati in ritardo a causa delle complicazioni dovute alla pandemia, ma dimostrarono chiaramente che nell’organismo della ragazza era presente un farmaco che incrementa le capacità di sforzo fisico, la trimetazidina, e che fa parte della lista delle sostanze proibite dal 2014. 

A causa di questa rivelazione scioccante, la premiazione, prevista per l’8, fu posticipata e il Tribunale arbitrale internazionale dello sport (TAS) ha dovuto valutare se considerare idonea o meno la vittoria della medaglia d’oro dell’evento a squadra.

Per alcune circostanze che approfondiremo in seguito, la ragazza ha potuto partecipare lo stesso alle gare femminili individuali che si sarebbero tenute qualche giorno dopo.

Nonostante ciò, la notizia si diffuse a macchia d’olio e presto diventò uno degli argomenti più chiacchierati, sia da parte degli spettatori che dai giornali. Inizialmente l’atleta venne temporaneamente sospesa, ma le concessero di continuare ad allenarsi. Solo due giorni prima della gara individuale femminile la TAS delibera che Kamila Valieva potrà partecipare alla competizione, nonostante le indagini sul suo team di allenatori e sulla validità della medaglia dell’evento a squadre fossero ancora in corso. 

A Kamila Valieva viene permesso di continuare a competere per le seguenti motivazioni:

  • avendo solo 15 anni, le leggi sul doping sono diverse rispetto a quelle per gli adulti;
  • impedirle di partecipare alla gare individuali femminili sarebbe stato un colpo psicologico troppo duro da sopportare;
  • i risultati del test sono arrivati troppo tardi;
  • l’indagine era ancora in corso e non era stata ancora presa una decisione finale.

Il 15 febbraio, sul giornale statunitense New York Times, esce una notizia che afferma che nel test fatto da Valieva erano presenti anche altre due sostanze che permettono di migliorare le prestazioni fisiche, anche se queste non sono bandite.

Lo stesso giorno si svolge il programma corto femminile e Valieva scende in pista con il suo completo viola ornato di diamanti. Con quell’esibizione si posiziona prima in classifica, con 82.16 punti, nonostante il primo salto non le fosse riuscito al meglio. Il Comitato Olimpico Internazionale delibera che, semmai la pattinatrice dovesse posizionarsi sul podio, non le sarebbe assegnata nessuna medaglia.

Nella tabella dei punteggi a seguire Kamila c’è la connazionale Anna Shcherbakova, la giapponese Sakamoto Kaori e l’altra russa Alexandra Trusova.

Il 17 febbraio si è svolta la fase conclusiva della gara, in cui le pattinatrici si sono dovute esibire nel programma libero.

Valieva, che si è esibita per ultima, non ha potuto svolgere la performance brillante che tutto il pubblico si aspettava da un’atleta del suo calibro. Difatti, l’atleta cade ben tre volte e non riesce a eseguire in maniera corretta la maggior parte dei salti presenti nel suo programma.

La sua performance mediocre è stata sicuramente frutto delle polemiche che ci sono state a causa dello scandalo di doping, che le avrà causato un grande stress che l’ha fortemente penalizzata sul ghiaccio.

Valieva che cade durante la sua esibizione

Alla fine dell’esibizione la vediamo versare lacrime amare mentre la sua allenatrice, Eteri Tutberidze, cerca di consolarla.

Nel programma corto Trusova è finita in quarta posizione dopo una caduta sul triplo axel, il salto più complesso da eseguire. Nonostante ciò, la ragazza non si è abbattuta e ha deciso di dare il meglio nel programma libero, completando cinque salti quadrupli e atterrando tre puliti. Nel programma libero ha ottenuto il maggior punteggio, ma la somma complessiva l’ha portata a ottenere l’argento.

Dopo aver visto i risultati finali, la diciassettenne è esplosa in lacrime, vedendo delusa l’aspettativa di vincere l’oro grazie ai cinque quad. Vari filmati la riprendono durante la crisi, in cui urla parole colme di odio e di delusione. “Lo odio (il pattinaggio)! Lo odio! Tutti hanno una medaglia d’oro, tutti, tranne me! Odio tutto, odio tutto! Non scenderò mai più sul ghiaccio! Mai più!”. Anche durante la premiazione è possibile notare le tracce delle lacrime versate nel trucco sfatto e, nonostante sia riuscita ad arrivare seconda, questa vittoria pare più una sconfitta che un momento di soddisfazione. 

Trusova che piange a causa del secondo posto

Di fronte allo sfogo dell’amica e compagna di squadra, neanche Anna è riuscita a godersi questo momento di vittoria. Infatti, dopo l’uscita dei risultati, la vediamo seduta sui divanetti da sola, con aria persa, senza nessuno che si complimenti con lei o la abbracci. 

L’unica persona realmente felice in queste olimpiadi sembra essere Kaori Sakamoto, arrivata al terzo posto. Dal suo atteggiamento possiamo percepire tutta la gioia e la soddisfazione di chi è riuscito ad arrivare sul podio e si è anche congratulata con Anna dandole un abbraccio.

Podio olimpico pattinaggio femminile

Queste Olimpiadi hanno suscitato grande scalpore proprio a causa di tutti questi concitati avvenimenti. Questi episodi dovrebbero farci riflettere sull’immensa pressione a cui sono sottoposte queste giovani atlete. In un ambiente competitivo e tossico come il pattinaggio artistico in Russia, in cui vige l’idea per cui arrivare secondi è da considerare una sconfitta, e pur di vincere bisogna essere disposti a ricorrere anche a mezzi scorretti, è difficile riuscire a godersi a pieno questo sport. 

Sicuramente ad una ragazza di quindici anni non verrebbe mai in mente di assumere delle sostanze mirate a migliorare le proprie prestazioni di sua spontanea volontà. È logico che se a una ragazza viene promesso l’oro dalla propria allenatrice nel caso in cui dovesse riuscire a completare cinque quads, quando ciò non avviene l’impatto psicologico è devastante. 

Si potrebbe quindi pensare che Eteri Tutberidze abbia giocato un ruolo fondamentale: in quanto allenatrice, dovrebbe essere considerata direttamente responsabile di tutti questi eventi o quantomeno complice. Nonostante ciò, in merito alla questione Valieva, ha semplicemente dichiarato di non controllare i farmaci che le sue allieve assumono, sottintendendo di essere innocente e estranea ai fatti. 

Non è la prima volta in cui Tutberidze viene criticata a causa dei suoi metodi di allenamento: queste controversie sono nate sin da quando la sua prima studentessa di successo, Julija Lipnickaja, a soli 19 anni, si è ritirata a causa dell’anoressia. Altre due sue studentesse assai dotate, Alina Zagitova ed Evgenjia Medvedeva, hanno vissuto una situazione simile a quella tra Anna e Alexandra: tutti si aspettavano la vittoria di Evgenija, ma alla fine a conquistare la medaglia d’oro era stata la compagna e amica Zagitova.

Alla fine, la pattinatrice Evgenija si è ritirata dalle competizioni a tempo indeterminato, anche a causa di un gravissimo infortunio permanente alla schiena dovuto ai costanti salti. 

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Alina Zagitova ed Evgenija Medvedeva alle Olimpiadi 2018

Questi casi e altri ancora hanno portato il pubblico a giudicare l’allenatrice come una donna senza scrupoli, il cui scopo principale è quello di creare la prossima star, per poi sostituirla non appena mostra segni di cedimento a causa delle tecniche di allenamento troppo rigide e le diete troppo ferree, che quasi incentivano i disturbi alimentari. 

In conclusione, potremmo dire che queste Olimpiadi non sono state altro che un’ennesima dimostrazione di quanto sia dannoso un contesto sportivo tossico, che porta gli atleti al limite fisico e mentale. Quella che appare come l’egemonia della Russia nel campo del pattinaggio artistico, soprattutto femminile, non è altro che il risultato di uno schema che considera le atlete delle bambole usa e getta, da rimpiazzare non appena cominciano a mostrare segni di cedimento. Non è altro che un pattern che si ripete, come un circolo vizioso: una giovane atleta prodigio che vince tutte le competizioni più rilevanti, per poi ritirarsi giovanissima a causa di infortuni permanenti o disturbi alimentari.

Questo lavaggio del cervello perpetrato dall’allenatrice ha inculcato nella mente delle pattinatrici una concezione tossica dello sport, che mette la competizione prima di tutto e che va contro i valori che più apprezziamo negli sport, come il rispetto, la motivazione e l’autostima.

Il mondo del pattinaggio artistico fa finta di niente di fronte a tutte queste ingiustizie, poiché conquistare un nuovo record mondiale è più importante della salute delle atlete. 

Speriamo che questo evento drammatico diventi spunto di riflessione per tutte le persone coinvolte nel mondo dello sport, in modo da far capire loro che bisogna evitare di compiere delle azioni che possono danneggiare la persona e la gioia dello sport.

Articolo a cura di Dai Anna e Zhang Serena.

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