Il patriarcato: perché ci fa comodo?

La natura di questa domanda è scaturita dalla visione del film The Substance, che tocca temi piuttosto delicati e vicini a ciò che riguarda la sfera femminile. Uno degli aspetti che però salta all’occhio, dopo un’analisi più accurata della pellicola, è il fatto che la protagonista, Elizabeth Sparkle, non solo esiste all’interno di un mondo profondamente patriarcale, ma opera sempre e solo a suo favore. Tutto ciò che fa è in funzione del compiacimento dei produttori che la pagano per auto-sessualizzarsi. E lei, d’altro canto, non vede l’ora di farlo: tanta è la sua smania di appagare i desideri di chi la guarda, che finisce per abusare di una sostanza che le fa smarrire il più profondo senso di sé e della sua identità.

Dove voglio arrivare?

Tutto ciò mi porta a interrogarmi sul perché delle sue scelte; ovviamente si sta parlando di una donna che ha una minima autostima di se stessa, dovuta all’avanzare degli anni e alle discriminazioni di un mondo che la deride per la sua naturale ossidazione: e allora perché continua a voler far parte di un mondo che le vuole bene solo se risulta conforme a certe dinamiche sociali? 

La mia conclusione è che a noi il patriarcato fa comodo, perché ci protegge da quello che noi donne non vorremmo mai fare, perché veniamo cresciute con degli standard sociali ben definiti, provenienti da un retaggio culturale che ci relega un gradino al di sotto nella piramide sociale. Siamo più fragili, siamo madri, siamo tenute a desiderare certe cose, “ma mai troppo, cara, che sennò sembri un’avida”. Non troverai mai un marito se sembri avida. Non troverai mai un marito se non chiudi le gambe.

In realtà molte donne non chiedono la vera Parità

Noi donne a volte ci nascondiamo dietro questi stereotipi di genere, un po’ perché siamo cresciute in una certa maniera, un po’ perché non vogliamo assumerci il peso e le responsabilità che una completa parità comporta. Una donna media vorrebbe mai andare in guerra? O pagare al primo appuntamento? O occuparsi di ristrutturare una casa? Ovviamente no, perché ci sarà sempre un uomo che lo farà per lei, perché anche lui crede che le donne siano troppo deboli per piantare un chiodo nella parete o usare una mitragliatrice.

Ma la questione non si ferma qui, perché noi possiamo anche crogiolarci nella nostra bolla di sapone, sapendo di essere sottovalutate e sottopagate, ma ci stiamo facendo proteggere da un sistema a noi in gran parte sconosciuto. Il patriarcato potrà anche proteggerci dai “lavori maschili”, dalle inconvenienze, dalle fatiche, ma ci sta privando della nostra libertà. Ci protegge perché ci crede deboli, subordinate, obbedienti. Ci protegge perché noi glielo lasciamo fare.

Verso un mondo ugualitario

E allora, invece di vivere in un mondo pieno di Elizabeth Sparkle, dove le ragazze si litigano un ragazzo e si chiamano “puttane” dietro le spalle, dove ci aspettiamo che ci sia un uomo a fare il lavoro sporco per noi, dove si lotta per la libertà solo se fa comodo, scegliamo di vivere in un mondo dove ci prendiamo le nostre responsabilità. Scegliamo di vivere in un mondo in cui, quando io chiedo parità, intendo parità assoluta: dallo stipendio alle opportunità, ai lavori più ingrati, agli sforzi, ai cambi di rotta, al prendersi le proprie responsabilità.

Dobbiamo tutti ricordarci che non siamo uomini e donne, ma esseri umani, appartenenti alla stessa specie, che vivono negli stessi spazi, che hanno gli stessi organi e le stesse esigenze fisiologiche. Dobbiamo tutti ricordarci che se siamo tutti esseri umani, allora io sono uguale a te, e tu sei uguale a me, e quindi non potrà mai esistere un lavoro da “te” e un lavoro da “me”. Non potrà mai esistere qualcosa come il patriarcato e il matriarcato, non potranno mai esistere discriminazioni di genere: non posso insultarti solo perché sei un maschio, come tu non puoi insultarmi solo perché sono una femmina. E questa è la base di qualsiasi diritto umano fondamentale. È un peccato che molto spesso (e comodamente) ce ne dimentichiamo.

Articolo di @chiara.fantappie

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