Rapido 904: La strage di Natale

INTRODUZIONE

Con “strage del Rapido 904” o “strage di Natale” ci si riferisce all’attentato bombarolo attuato il 23 dicembre 1984 nella Grande Galleria dell’Appennino, subito dopo la stazione di Vernio, contro il treno Rapido 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano.  

Le indagini saranno lunghe e complesse e, solo con la sentenza di Cassazione del 1992, si proverà la matrice “terroristico-mafiosa” dell’attentato. La responsabilità dell’atto è stata attribuita alla mafia siciliana, Cosa nostra.

STORIA

L’attentato venne compiuto domenica 23 dicembre 1984, nel fine settimana precedente le feste natalizie. 

Il treno era pieno di viaggiatori che ritornavano a casa o andavano a visitare i parenti per le imminenti festività. 

Intorno alle 19:08, il convoglio fu dilaniato da un’esplosione violentissima mentre percorreva la Direttissima in direzione nord, all’interno della Grande Galleria dell’Appennino, presso Vernio. 

Lo scoppio fu causato da una carica di esplosivo, posta su una griglia portabagagli del corridoio della 9ª carrozza di seconda classe e che venne attivata a distanza per mezzo di un telecomando.

L’ordigno era stato collocato sul treno durante la sosta alla stazione Santa Maria Novella di Firenze e provocò uno spostamento d’aria talmente violento che frantumò tutti i vetri.

Il treno si bloccò in mezzo al tunnel, posizione che complicò ulteriormente le operazioni di soccorso.

Più di 260 passeggeri rimasero feriti, 15 persone morirono sul colpo e un’altra poco dopo a causa dei traumi riportati.

L’organizzazione dei primi soccorsi venne condotta dal controllore Gian Claudio Bianconcini, il capotreno Paolo Masina, altri membri del personale ed alcuni passeggeri.

Inizialmente, essi ebbero alcune difficoltà a raggiungere il posto, in quanto l’esplosione aveva danneggiato la linea elettrica; venne poi impiegata una locomotiva diesel-elettrica per agganciare le carrozze rimaste intatte, sulla quale vennero caricati i feriti che furono trasportati alla stazione di San Benedetto Val di Sambro.

INDAGINI

Le indagini si indirizzarono subito su una duplice pista: quella napoletana e quella romana. La prima ha origine nell’anticipazione della strage che Carmine Esposito aveva fatto alcuni giorni prima della strage alla Questura di Napoli.

La pista romana fu avviata dall’arresto di Guido Cercola, braccio destro a Roma del boss mafioso Giuseppe Calò, seguito dal ritrovamento di due telecomandi radioelettrici in grado di innescare un’esplosione, e di due pani di esplosivo Semtex H, sei cariche di tritolo e nove detonatori. Emersero rapporti tra Cercola e un tedesco, Friedrich Schaudinn, che sarebbe stato incaricato di produrre i congegni utilizzati nell’attentato e ritrovati dalla polizia a casa di Cercola.

Nei mesi successivi due membri del clan Misso iniziarono a collaborare con la giustizia: il primo è Lucio Luongo, che conduce gli inquirenti al deposito di armi del gruppo; un altro componente della banda già detenuto, Mario Ferraiuolo, inizia a collaborare, confermando che il clan, oltre all’attività di criminalità comune, si muoveva anche per finalità politiche, e sostenendo che si erano svolte riunioni con Abbatangelo, il quale gli avrebbe consegnato armi ed esplosivi.

Nell’ottobre 1985 Calò venne incriminato come mandante della strage, mentre altri 22 ordini di cattura furono emessi per Misso e la sua banda per reati vari, oltre a quello di strage e porto di esplosivi. 

Il 9 gennaio 1986 il pubblico ministero Pier Luigi Vigna attribuì la colpa della strage a Calò e a Cercola. Vennero a galla diverse linee di collegamento tra Calò, Cosa nostra, la Camorra, gli ambienti del terrorismo eversivo neofascista, la P2 e la Banda della Magliana. Le deposizioni che spiegavano i legami tra questi tre ambienti della criminalità emersero al maxiprocesso dell’8 novembre 1985, di fronte al giudice istruttore Giovanni Falcone.

Nel 1988, alla vigilia del processo di primo grado, uno degli imputati principali, Friedrich Schaudinn, ritenuto l’artificiere della strage, fuggì dagli arresti domiciliari e trovò riparo nella Repubblica Federale Tedesca. Nel 1993, in un’intervista per la trasmissione televisiva Il rosso e il nero di Michele Santoro, Schaudinn confessò di essere stato aiutato a fuggire all’estero da funzionari dei servizi segreti

Soccorritori che trasportano feriti. Fonte: Il Post
Treno distrutto. Fonte: Il Sole 24 Ore
Targa presidio LIBERA. Fonte: Notizie di Prato

(notizie di prato)

ATTIVITA’ IN CLASSE

Le classi terze del Liceo Livi-Brunelleschi sono state preparate allo spettacolo “Sogni spezzati” con la visione di alcuni video riguardanti la strage di Natale e la lettura di un estratto dal libro Terrorismo mafioso: il treno di Natale di Paolo Biondani al fine di comprendere con maggiore chiarezza la tematica.

Video:

Estratto dal libro: https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:VA6C2:79f045f3-23f9-4176-a9bd-c0f3e1093470 

SPETTACOLO

In data 14 dicembre le classi terze del Liceo Livi-Brunelleschi hanno assistito allo spettacolo “Sogni spezzati” alla Camera di Commercio di Prato.

Innanzitutto, alcuni membri del presidio, compresi dei professori, hanno introdotto la tematica, seguiti dai discorsi delle zie di Anna e Giovanni De Simone, Anna e Olga Calvanese.

Successivamente, gli attori della compagnia “TexTu –  Teatro per Tutti APS” hanno messo in scena gli avvenimenti della strage del 23 dicembre 1984, alternando scene spensierate ad altre più cupe. Alla fine il cast si è posizionato in modo tale da creare con le maglie la frase “per non dimenticare” e hanno ricordato i nomi delle vittime spegnendo a turno una candela e nominando i loro sogni, dai quali deriva il titolo dello spettacolo “Sogni spezzati”.

Dopodiché sono intervenuti i medici che per primi hanno prestato soccorso ai feriti ed hanno affermato che non saranno mai in grado di dimenticare l’odore sgradevole e le urla. 

PRESIDIO LIBERA

Libera è una rete di associazioni, movimenti, scuole e sindacati coinvolti in un impegno non solo contro le mafie e la criminalità, ma anche per la giustizia, la ricerca della verità, la tutela dei diritti, una legalità democratica fondata sull’uguaglianza e una memoria viva e condivisa.

Nata nel 1995, in questi anni ha mantenuto fede ad alcuni orientamenti etici e pratici, tra cui la continuità, la proposta e la condivisione. 

Le mafie e la corruzione sono un problema non solo criminale ma sociale e culturale, da affrontare unendo le forze.

Per Libera è importante mantenere vivo il ricordo e la memoria delle vittime innocenti delle mafie. 

Uomini, donne e bambini che hanno perso la propria vita per mano della violenza mafiosa, per difendere la nostra libertà, la nostra democrazia. 

Una memoria condivisa e responsabile grazie alla testimonianza dei loro familiari che si impegnano affinché gli ideali, i sogni dei loro cari rimangano vivi. 

Ogni anno, il 21 marzo, in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, in tanti luoghi del nostro Paese e all’estero, vengono letti tutti i nomi delle vittime innocenti delle mafie, perché solo mantenendo alto il ricordo possiamo sperare in un cambiamento.

Articolo di Valentina Houjeiri, Emma Magni e Irene Del Buono

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