Mare o montagna? Un dilemma che divide da sempre. Chiaramente non esiste una risposta corretta, ognuno la pensa come vuole, ma personalmente non capirò mai chi preferisce il calore e l’affollamento della spiaggia alla frescura, la natura e il relax della montagna. Capisco che la montagna preveda percorsi trekking, arrampicata e altre attività che non sono per tutti, ma possiamo paragonare una giornata in montagna, con camminate nella natura e viste mozzafiato, con una al mare, passata in una spiaggia piena di persone e dove evitare di sciogliersi al sole è un’impresa vera e propria?
Tuttavia, non sono qui per elencare gli aspetti negativi del mare e giudicare chi lo preferisce, ma per parlarvi delle montagne più alte del mondo e dei segreti che vi si celano dietro. Invito a leggere questo articolo sia agli amanti della montagna sia a quelli del mare, a cui magari posso far cambiare idea!
Ah, dimenticavo… non vi parlerò di montagne tranquille dove fare trekking e passare del tempo nella natura. Vi parlerò di quelle agghiaccianti, imponenti e inquietantemente belle: vi parlerò delle montagne più alte del mondo e delle curiosità e leggende che nascondono!
Alla fine dell’articolo troverete un breve quiz che vi permetterà di scoprire quale delle montagne più alte del mondo vi rappresenta, quindi godetevi l’articolo e divertitevi a rispondere alle domande!

Le montagne più alte del mondo
In caso non l’aveste a mente, vi riporto la lista delle montagne più alte del mondo:
- Everest (8848 m), catena montuosa dell’Himalaya, Nepal e Cina
- K2 (8611 m), subcatena del Karakorum, Pakistan e Cina
- Kangchenjunga (8586 m), Nepal e India
- Lhotse (8516 m), catena montuosa dell’Himalaya, Nepal
- Makalu (8463 m), catena montuosa dell’Himalaya, Nepal e Cina
- Cho Oyu (8201 m), catena montuosa dell’Himalaya, Nepal e Cina
- Dhaulagiri I (8167 m), valle del Kali Gandaki, Nepal
- Manaslu (8163 m), catena montuosa dell’Himalaya, Nepal
- Nanga Parbat (8125 m), catena montuosa dell’Himalaya, Pakistan
- Annapurna I (8091 m), catena montuosa dell’Himalaya, Nepal
Perché si trovano tutte nella stessa regione montuosa?

Molti lo sapranno già, altri forse si staranno chiedendo perché queste montagne sono tutte concentrate nella fascia asiatica presso la Cina e il Nepal, e la ragione è soprattutto geologica. Circa 50 milioni di anni fa, la placca indiana si è scontrata con quella eurasiatica. Quando due placche continentali si scontrano, nessuna delle due sprofonda, poiché sono molto leggere, così la crosta si accartoccia e si solleva. Questo processo, noto come collisione, è ancora attivo e continuo: l’Himalaya è geologicamente giovane e continua a crescere di qualche millimetro ogni anno.
Un altro fattore che influenza l’altezza di quelle montagne concentrate tutte nella stessa zona è la forza dello scontro tra le due placche: la velocità e la massa hanno generato un sollevamento enorme.
Inoltre la crosta terrestre in quella zona è molto spessa, poiché la crosta normale è spessa 30/40 km, mentre l’Himalaya arriva anche a 70 km. Questo è legato al principio dell’isostasia, che descrive la crosta come se galleggiasse sul mantello (strato della Terra subito sotto la crosta), così da permettere altitudini eccezionali.
Catene come le Ande e le Alpi sono anch’esse nate da movimenti tettonici, ma nelle Ande domina la subduzione (ovvero lo scivolamento di una placca sotto all’altra) che genera montagne alte, ma non estreme, e invece la catena delle Alpi, nata da una collisione simile a quella dell’Himalaya, è molto più vecchia di quest’ultima, così che ha subisce da più tempo il processo di erosione, che ha portato ad una crescita ridotta.
Le leggende
Vi sono numerose leggende, miti e racconti tramandati per secoli che popolano le vette dell’Himalaya e che incuriosiscono i visitatori, ogni anno sempre di più.

Una delle tante è sicuramente quella dello Yeti, una delle creature che ha suscitato più sospetti. Il termine “Yeti” probabilmente deriva da parole tibetane che significano qualcosa come “orso delle rocce” o “essere selvaggio dei luoghi innevati” e assumerebbe l’aspetto di un essere gigante, peloso e umanoide che vive tra le foreste dell’Himalaya. All’inizio, la leggenda era diffusa solo tra i tibetani, tuttavia anche i britannici vennero a sapere di questa creatura e nel 1921 una spedizione trovò grandi impronte nella neve e tra gli anni ‘50 e ‘60 lo Yeti divenne un fenomeno mondiale anche grazie alla foto scattata dall’alpinista Eric Shipton del 1951. Gli scienziati hanno provato a dare una spiegazione a questo fenomeno. Una delle teorie più gettonate è quella che in realtà si tratti di orsi tipici del luogo e che con la neve le impronte si siano modificate e abbiano assunto la forma di giganteschi piedi umani. Inoltre, ad alta quota si possono verificare allucinazioni dovute all’assenza di ossigeno o illusioni ottiche causate dal vento e dalla nebbia. Tuttavia, quello dello Yeti rimane ancora oggi un mistero irrisolto.

Un’altra leggenda molto curiosa è quella del Kangchenjunga, conosciuta dalla maggior parte del mondo come la terza montagna più alta del mondo, ma per le popolazioni del Sikkim e del Nepal non si tratta solo di una singola vetta, ma di una montagna viva, divina, custode di molteplici segreti e ricchezze sacre. Il suo nome deriva dal tibetano Kang-chen-dzö-nga, che viene tradotto come “i cinque tesori delle grandi nevi”. Secondo l’antica tradizione, i cinque principali picchi della montagna custodirebbero cinque tesori nascosti dagli dèi per l’umanità. Questi tesori non sarebbero soltanto materiali, ma anche simbolici e spirituali: oro, argento, pietre preziose e gemme, raccolti e grano, testi sacri e conoscenza spirituale. Alcune versioni della leggenda sostengono che questi tesori verranno rivelati soltanto in un’epoca di grande crisi mondiale, quando l’umanità avrà bisogno di essere salvata o guidata spiritualmente.

Il Nanga Parbat è anche conosciuto come “la montagna killer” e questo soprannome non deriva da una singola tragedia, ma da una lunga sequenza di morti, sparizioni e ossessioni che lo trasformarono in una specie di mito oscuro dell’alpinismo. Il suo nome significa “montagna nuda” e rende l’idea, poiché è composto da enormi pareti di ghiaccio e roccia. La sua parete sud, la Rupal Face, è addirittura una delle pareti montuose più alte del pianeta, con quasi 4600 metri di dislivello verticale. Negli anni ’30 la Germania nazista sviluppò un’ossessione per il Nanga Parbat. Dopo che il Monte Everest era diventato politicamente difficile da raggiungere per i tedeschi, poiché il Tibet era strettamente controllato dai britannici, il Nanga Parbat divenne il loro “Everest”. Nel 1934 partì una spedizione guidata dall’alpinista tedesco Willy Merkl, che fu devastata da una terribile tempesta in cui morirono lui e i suoi compagni, oltre che molti sherpa. I racconti dei sopravvissuti hanno parlato di vento continuo per giorni, urla nella tormenta e uomini rimasti congelati: alcuni dichiararono che sembrava che la montagna volesse davvero scacciarli. Per decenni gli alpinisti raccontarono episodi inquietanti: figure viste nella nebbia, impronte che sparivano e suoni di origine sconosciuta. Tutti questi misteri sarebbero stati sfatati con spiegazioni fisiche, come le allucinazioni dovute all’alta quota e gli infrasuoni del vento, tuttavia, dal momento che il numero di morti era piuttosto elevato, questi racconti ebbero un grosso impatto sugli alpinisti e contribuirono a rendere il tutto alquanto tenebroso. Vi è un ulteriore aspetto storico molto oscuro. Negli anni ‘30 il regime di Adolf Hitler adottò il Nanga Parbat come simbolo eroico nazionale, e mezzo di propaganda: era meta di missioni di sacrificio e prove di superiorità e gli alpinisti che non riuscivano nell’impresa erano considerati come veri e propri “martiri”.
Curiosità
Vi lascio alcune curiosità su queste montagne, alcune forse le saprete già ma spero che altre vi lascino stupiti!
Tutti noi sappiamo che la montagna più alta del mondo è l’Everest, con il suoi 8848 metri sopra il livello del mare, tuttavia, se si misura dalla base, il vulcano Mauna Kea, nelle isole Hawaii, è ancora più alto, perché gran parte è sotto l’oceano, e raggiunge un’altezza complessiva di circa 10.200 metri.
Provocatoriamente si dice che sia il monte Chimborazo ad essere il più alto del mondo, ma questa affermazione non è corretta, o meglio, dipende dal criterio di altezza scelto. Questo monte misura infatti 6263 m, quindi è molto più basso del monte Everest, tuttavia entra in gioco la forma della Terra, che non è una sfera perfetta: ha una forma più schiacciata ai poli e più rialzata all’equatore. Trovandosi il Chimborazo vicinissimo all’equatore, risulta la montagna più vicina al Sole e la sua cima è più lontana dal centro della Terra di qualsiasi altro punto sulla superficie.

Sull’Everest la temperatura può scendere fino a circa -60°C.
In alta quota c’è così poco ossigeno che sopra gli 8.000 metri si parla di “zona della morte”, gli uomini fanno fatica a sopravvivervi a lungo.
Le montagne più alte continuano a crescere di qualche millimetro all’anno a causa di quel movimento delle placche tettoniche che ho spiegato precedentemente.
A quelle altezze puoi avere allucinazioni per la mancanza di ossigeno.
Gli scalatori devono portare giù i loro rifiuti, tuttavia per anni non è stato fatto e alcune zone sono diventate tristemente note con il nome di “discariche più alte del mondo”.

Il corpo in alta quota inizia letteralmente a consumare se stesso, poiché si spendono tantissime energie e, non ricavandole dal cibo, inizia a prenderle da se stesso.
L’aria in vetta all’Everest è così rarefatta che l’acqua bolle a una temperatura molto più bassa rispetto al normale, rendendo difficile perfino cucinare.
I rischi di chi vuole fare alpinismo estremo

Fare l’alpinista come obiettivo di vita è piuttosto raro rispetto ad altre professioni e passioni sportive. Spesso il desiderio può nascere da bambini, con la visione di documentari o leggendo storie di spedizioni, tuttavia crescendo viene spesso sostituito da interessi o priorità più comuni. I motivi per cui questa scelta non viene adottata da molti riguardano la preparazione e l’allenamento tecnico, che richiede molti anni e molta tolleranza alla fatica, ma anche ai rischi a cui questa disciplina comporta. Tra questi, vi sono sicuramente le cadute, frequenti cause di incidenti gravi o addirittura mortali; l’esaurimento fisico, dato anche dal mal di montagna (in inglese Acute Mountain Sickness o AMS), dovuto alla carenza di ossigeno e all’alta quota; e psicologico, poiché si è in tensione ed ogni passo può essere fatale. Oltre al rischio di incidenti, vi è anche il rischio di stress post-traumatico in seguito ad essi. Insomma, non è una strada semplice, e se la si vuole intraprendere si deve essere disposti a mettere in gioco persino la propria vita.
Ma perché queste montagne affascinano così tanto l’uomo?
Le montagne, soprattutto quelle imponenti e mozzafiato che detengono il record di più alte del mondo, ci affascinano particolarmente grazie allo stimolo della sfida e della scoperta e alla loro bellezza naturale, che simboleggia libertà ma soprattutto avventura, che ci porta a vederle come una sfida che mette alla prova il coraggio, la resistenza fisica e la determinazione umana. Oltre ad offrire paesaggi spettacolari, queste vette lasciano la possibilità di scoprire le tradizioni e le culture dei popoli del luogo, così che si possa vivere anche la parte divina e leggendaria quando le si attraversa.

In conclusione, dobbiamo riconoscere alla natura che, in un mondo in cui si crede nel diritto dell’uomo a prevalere su di essa, quest’ultima dimostra la sua superiorità con rischi e pericoli, ma soprattutto con panorami sbalorditivi che ci fanno sentire piccoli e impotenti. Ed è proprio questo il bello, il mirare ad una potenza come quella naturale e tentare di sfidarla nonostante tutti gli imprevisti ed ostacoli che vi si parano davanti.
E adesso che hai scoperto queste montagne incredibili e i loro segreti, è il momento di capire quale ti rappresenta davvero: fai il quiz qui sotto!
Spero che il mio articolo vi abbia incuriosito e fatto scoprire cose nuove!
Silvia Storace