Intervista alla prof.ssa Ferri

  1. Ci parli un po’ della sua formazione

Quando dovevo scegliere cosa fare al liceo ero indecisa fra classico e scientifico: Mi piacevano le materie scientifiche, ma anche Italiano, Inglese, disegno tecnico. Mi sono iscritta al PNI (piano nazionale informatizzazione) del liceo scientifico di Pistoia.

Rispetto allo scientifico tradizionale aveva più ore di matematica, fisica, di laboratorio e informatica. In quinta non ero sicura di voler fare matematica all’università, ma poi mi sono detta che ci volevo provare: Quindi ho frequentato per i primi tre anni l’indirizzo applicativo,

e poi ho preso una magistrale a indirizzo didattico per l’insegnamento.

  1. Come viveva la scuola da studente?

Avevo dei professori molto rigidi, soprattutto nel triennio, che coltivavano meno relazioni con gli studenti. Alle elementari ero troppo rigida con me stessa, in seguito l’ho vissuta molto bene considerando quanto comunque i professori mi richiedessero.

  1. Se potesse dare un consiglio alla se stessa studente, quale sarebbe?

Alla me stessa delle elementari direi di vivere tutto con più serenità! Alla me stessa del liceo direi di spaziare nelle curiosità, mi sono un po’ fissata sulle materie che mi piacevano.

  1. E’ difficile entrare in relazione con gli studenti?

Mi piace lavorare con i ragazzi, ma sono una persona riservata e per il mio carattere ci vuole un po’ di tempo a entrare in relazione.

  1. C’è stato qualcuno o qualcosa che l’ha ispirata a diventare insegnante di matematica?

Tutti i miei professori e le mie maestre di matematica. La persona che ricordo di più è una mia insegnante del liceo, una prof molto fredda alla quale richiedevo un po’ di approvazione.

Era molto giusta, corretta, ed equa perché dava a ogni studente quello di cui aveva bisogno. Magari non nel modo di relazionarsi con gli studenti, ma se nel resto riuscissi ad essere simile a lei, mi piacerebbe.

  1. Le piace il suo lavoro? Perchè?

Mi piace tanto! E’ una cosa che faccio senza fatica, e che per puro caso è un lavoro. Quel che mi piace di più è che alla fine della giornata ho fatto qualcosa di bello per qualcuno,e quello che faccio ha un senso.

Ho molti amici che ora fanno cose stratosferiche, mentre fare il professore è qualcosa che sembra piccolo, di poca importanza, anche se non è così. 

  1. E’ come se lo aspettava?

Un po’ sì e un po’ no: Immaginavo come sarebbe stato il rapporto con i ragazzi, avendo già a che fare con adolescenti in un gruppo che seguivo oltre al lavoro.

Anche perché ho un’età abbastanza vicina, non so come sarà in futuro. Quel che non mi aspettavo è che essere un insegnante ti prende a 360°, in certi momenti sono completamente investita dal mio lavoro.

  1. Se non fosse diventata insegnante di matematica, quale sarebbe stata la sua carriera?

Da piccola volevo diventare archeologa e scoprire una piramide, o diventare maestra d’asilo.

  1. Come tenta di trasmettere ai suoi studenti la passione per la matematica, considerata a volte noiosa o difficile?

Prima di tutto cerco di essere sempre entusiasta e contenta di quello che faccio, e di mostrarvi che non è solo faticoso.

Cerco anche di trovare applicazioni a quello che si fa, anche se alle superiori non è facile, o di ricostruire la storia che c’è dietro a una scoperta, perché aiuta a capire il valore che ha avuto.

  1. Secondo lei, perché è necessario imparare la matematica e la fisica e qual è la cosa più importante che ti possono dare?

E’ necessario perché ti insegnano a non dare le cose per scontate, e a dedurle in maniera logica: il tuo lavoro deve essere sottoposto a una comunità scientifica. Ha senso perché c’è qualcun altro, un po’ come l’insegnamento.

Inoltre matematica e fisica richiedono umiltà, tempo e pazienza per capire davvero quello che stai studiando.

  1. Cos’è che ama di più del suo lavoro?

Il rapporto che si forma con gli studenti e il fatto che continuo a imparare anch’io: Il lavoro mi spinge a continuare a studiare alcuni argomenti e a imparare cose nuove.

  1. Qual è l’esperienza lavorativa che ricorda con più affetto o soddisfazione?

L’aver portato in quinta una classe per la prima volta, e pensare che quello che sanno è quello che abbiamo fatto insieme dalla prima. Sono molto affezionata a loro.

  1. Ha altri interessi differenti dalla fisica e dalla matematica?

Faccio volontariato in una pizzeria, e ho un gruppo di ragazzi adolescenti. Mi piace disegnare, dormire, riordinare, andare al mare e viaggiare.

    14. C’è qualcosa che vorrebbe comunicarci per concludere?

Vorrei dire una cosa ai ragazzi: non abbiate paura di fare le cose che sembrano difficili, perché le cose facili le sanno fare tutti.

Non vi arrendete e non vi fate spaventare dalle cose difficili, perché sono quelle che vi daranno più soddisfazione. Lo ripeto sempre anche a me.

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